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Conferenza alla biblioteca civica di Stoccarda sulla mafia.
Dopo un decennio di silenzio Salvatore Borsellino, fratello minore del magistrato Paolo assassinato in Via D’Amelio a Palermo il 19 luglio 1992, ha ripreso a parlare alle giovani generazioni, questa volta, in Germania.
Salvatore Borsellino, come del resto anche la sorella Rita, è fortemente impegnato a parlare di mafia alle giovani generazioni. A spingerlo è la speranza coltivata a lungo anche dal fratello Paolo, ammazzato con la sua scorta a Palermo vent’anni fa.
Correva il 19 luglio del 1992. Da allora vi sono state molte alltre vittime e il fenomeno della criminalitá organizzata, anzichè essere debellato, non solo si è esteso ad altre regioni italiane del Sud e del Nord, ma si è addirittura globalizzato.
Forse la necessitá di globalizzare è stata avvertita, capita e messa in atto prima dalla malavita che dall’alta finanza e dalla commercializzazione dei prodotti.
Basti pensare alla produzione e allo spaccio di stupefacenti e al traffico illegale di armi.
E sono le infiltrazioni nelle istituzioni dello Stato e le possibilitá di riciclaggio di danaro sporco anche in Germania che preoccupano molto anche Salvatore Borsellino. Sua convinzione è che gli Stati non hanno ancora definito una strategia comune per debellare la criminalitá organizzata pur essendo consci che essa è entrata, non di prepotenza, ma in punta di piedi nell’alta finanza e nei grandi giri d’affari.
È vero che in alcune regioni come la Sicilia, la Calabria, la Puglia, la Campania, la Lombardia ed il Piemonte nonostante alcune iniziative cittadine si continua ancora a pagare il pizzo come una sorta di polizza assicurativa, ma è altrettanto vero – sostiene Salvatore Borsellino – che la vera mafia, quella dei “colletti bianchi”, ha ben altri obiettivi. Essa è interessata a pilotare e ad accaparrarsi gare d’appalto per milioni di euro, di finanziare campagne elettorali e pubblicitarie ai partiti, di ospitare in grandi alberghi e ristoranti uomini politici e potenti dell’economia e della finanza e di regalare viaggi, gioielli, automobili, appartamenti e ville attraverso strane transazioni.
Insomma – ribadisce Salvatore Borsellino che vive e lavora come ingegnere a Milano da oltre 40 anni – il sistema Italia non è riuscito a fare molto perchè non ha voluto esprimere quella fermezza istituzionale, capace di estirpare questo cancro sociale che è sinonimo di ricatto, minaccia e di esecuzione di morte.
Altri particolari sono contenuti nella lunga intervista, realizzata qui a Stoccarda, col protagonista Salvatore Borsellino.
Per ascoltare, basta cliccare sul minutaggio del servizio.
Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana
Letzte Änderung am: 26.01.2012, 14.17 Uhr